25 Ottobre 2009: è il momento di “Sbattezzarsi”

24 ottobre 2009

La seconda giornata dello Sbattezzo viene oggi celebrata, paradossalmente un po’ in sordina, dalla stessa associazione (l’Uaar) che dieci anni fa (settembre 1999) ha avuto il merito di perseguire e ottenere il riconoscimento giuridico dello “sbattezzo”, con una storica sentenza del garante della privacy.

Anche noi, già da tempo sbattezzati, celebriamo la giornata pubblicando la BallAtea “Mi Sbattezzo”, che non vuole essere solo un invito allo sbattezzo per protestare contro l’ingerenza vaticana nella politica italiana, ma intende anche essere un preciso atto d’accusa nei confronti del pedobattesimo, e cioè della discutibile abitudine di somministrare il battesimo alla nascita, ovviamente all’insaputa dell’interessato/a (mica m’hanno interpellato!).

Non si tratta di una questione di poco conto, in quanto la Chiesa sostiene che il sigillo di appartenenza a Cristo è indelebile. In altre parole, l’aggregazione all’insaputa dell’interessato è intenzionalmente irreversibile, con tanti saluti alla libertà di coscienza e di religione che la Chiesa invoca per i suoi fedeli che vivono nei paesi in cui il cattolicesimo è minoritario.

E tanti saluti anche alla sentenza 239/84 della Corte Costituzionale che sancisce che “l’adesione ad una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà dell’interessato.

Ma c’è di più! L’induzione e il mantenimento di questo “arruolamento coatto” sono stati sostenuti per secoli con un meccanismo fraudolento, e cioè con la minaccia, rivelatasi fasulla o quantomeno opinabile, della pena eterna (all’inferno o al limbo) per i neonati morti senza essere stati battezzati.

Va sottolineato, in proposito, come questa pratica abbia avuto nel corso dei secoli gravi ricadute sulle donne.

Uno dei motivi per cui la Chiesa ha condannato con particolare violenza l’aborto punendolo talvolta con la pena di morte nello Stato pontificio – scrive Walter Peruzzi nel suo libro “Il cattolicesimo reale” è che l’aborto esclude la possibilità di battezzare il feto. Per lo stesso motivo la Chiesa prescriveva di far nascere un bambino e tenerlo in vita il tempo sufficiente per battezzarlo, anche se poi sarebbe morto, e anche se il parto comportava la morte della madre.

Ebbene siamo fortemente convinti, e per questo lo cantiamo a gran voce, che lo Sbattezzo rappresenti un gesto forte e concreto in difesa del Diritto di Autodeterminazione, e che proprio nella sua veste pubblica e collettiva (“Giornata dello Sbattezzo”) possa offrirsi come straordinario strumento di promozione dell’Etica della Responsabilità.

E allora, chi non ha potuto partecipare alla Giornata 2009, si prenoti subito per ottobre 2010!

> Ascolta e scarica “Mi Sbattezzo!”

> Leggi e scarica il testo


21 Giugno 2009: una buona notizia, nasce il “BlogBallAtee”!

20 giugno 2009

 Abbiamo scelto una data luminosa, quella del solstizio d’estate, per dar vita a questa nuova proposta in chiave musicale, che trae origine da una provocazione giornalistica.

All’inizio di quest’anno, uno slogan sull’inesistenza di Dio ideato dall’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) per gli autobus di Genova, viene rifiutato dalla concessionaria della pubblicità, perché ritenuto “offensivo” per i credenti.

Commentando la notizia su “la Repubblica” il 14 gennaio, Michele Serra denuncia la scandalosa mancanza di par-condicio: “L’esistenza di Dio – scrive – è un concetto iper-pubblicizzato dall’alba dei secoli, detto, scritto, dipinto, recitato, cantato e creduto da moltitudini infinite di uomini. Invece l’inesistenza di Dio, pur avendo identica liceità culturale e logica, riesce ancora oggi a suonare blasfema o provocatoria anche quando è la semplice enunciazione di un’idea”.

E così, visto che da secoli la credenza in Dio ci viene propinata in mille modi, canto compreso, ci è sembrato giusto riequilibrare un po’la par-condicio, cantando la miscredenza e l’ateismo, senza trascurare un pizzico di sano anticlericalismo.
E’ nata così l’idea della “BallAtea“: un’idea sostenuta da diverse motivazioni, confluite in un progetto che ha tratto spunto proprio dalla campagna ateobus per realizzare il primo brano intitolato “Due Notizie”, quelle contenute nello slogan originale;

La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne hai bisogno”.

Uno slogan che nella sua seconda parte intende evidenziare “la praticabilità di un’etica senza dogmi, in un Paese dove da ogni parte si avverte la pervasività della presenza cattolica”.
Il filosofo Eugenio Lecaldano sostiene, in proposito, che “non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica, ma anzi,è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale”.

Sfortunatamente la seconda parte dello slogan è stata oscurata dalla vicenda mediatica degli ateobus monopolizzata dall’offesa ai credenti. 

E allora, proprio per focalizzare l’attenzione sulla buona notizia, abbiamo realizzato due versioni (una dedicata a Dio ed una a Zeus) per sottolineare che si può benissimo fare a meno tanto dell’uno quanto dell’altro: la BallAtea Due Notizie, composta da Filippo, dotata di un testo musicale duplice e otto soggetti (quattro per ogni versione) destinatari delle due notizie scritto da Luca in base ai criteri qui illustrati per la versione “Original” e per la “Zeus Version“.

> Per conoscere meglio il Progetto BallAtee, consulta il Glossario BallAtee.

> Per ascoltare i brani, vai alla relativa pagina.


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