La seconda giornata dello Sbattezzo viene oggi celebrata, paradossalmente un po’ in sordina, dalla stessa associazione (l’Uaar) che dieci anni fa (settembre 1999) ha avuto il merito di perseguire e ottenere il riconoscimento giuridico dello “sbattezzo”, con una storica sentenza del garante della privacy.
Anche noi, già da tempo sbattezzati, celebriamo la giornata pubblicando la BallAtea “Mi Sbattezzo”, che non vuole essere solo un invito allo sbattezzo per protestare contro l’ingerenza vaticana nella politica italiana, ma intende anche essere un preciso atto d’accusa nei confronti del pedobattesimo, e cioè della discutibile abitudine di somministrare il battesimo alla nascita, ovviamente all’insaputa dell’interessato/a (mica m’hanno interpellato!).
Non si tratta di una questione di poco conto, in quanto la Chiesa sostiene che il sigillo di appartenenza a Cristo è indelebile. In altre parole, l’aggregazione all’insaputa dell’interessato è intenzionalmente irreversibile, con tanti saluti alla libertà di coscienza e di religione che la Chiesa invoca per i suoi fedeli che vivono nei paesi in cui il cattolicesimo è minoritario.
E tanti saluti anche alla sentenza 239/84 della Corte Costituzionale che sancisce che “l’adesione ad una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà dell’interessato.
Ma c’è di più! L’induzione e il mantenimento di questo “arruolamento coatto” sono stati sostenuti per secoli con un meccanismo fraudolento, e cioè con la minaccia, rivelatasi fasulla o quantomeno opinabile, della pena eterna (all’inferno o al limbo) per i neonati morti senza essere stati battezzati.
Va sottolineato, in proposito, come questa pratica abbia avuto nel corso dei secoli gravi ricadute sulle donne.
Uno dei motivi per cui la Chiesa ha condannato con particolare violenza l’aborto punendolo talvolta con la pena di morte nello Stato pontificio – scrive Walter Peruzzi nel suo libro “Il cattolicesimo reale” è che l’aborto esclude la possibilità di battezzare il feto. Per lo stesso motivo la Chiesa prescriveva di far nascere un bambino e tenerlo in vita il tempo sufficiente per battezzarlo, anche se poi sarebbe morto, e anche se il parto comportava la morte della madre.
Ebbene siamo fortemente convinti, e per questo lo cantiamo a gran voce, che lo Sbattezzo rappresenti un gesto forte e concreto in difesa del Diritto di Autodeterminazione, e che proprio nella sua veste pubblica e collettiva (“Giornata dello Sbattezzo”) possa offrirsi come straordinario strumento di promozione dell’Etica della Responsabilità.
E allora, chi non ha potuto partecipare alla Giornata 2009, si prenoti subito per ottobre 2010!
Pubblicato da rota