“Due Notizie”: la prima BallAtea
Dal momento che il progetto BallAtee è nato con la censura degli Ateobus genovesi, la prima BallAtea non poteva che essere dedicata allo slogan originale di Genova: “La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non hai bisogno”
Uno slogan che nella sua seconda parte – come osserva l’Uaar – “vuole evidenziare la praticabilità di un’etica senza dogmi, in un Paese dove da ogni parte si avverte la pervasività della presenza cattolica.”
Proprio per spostare l’attenzione dalla prima alla seconda parte dello slogan abbiamo pensato di realizzare la prima Ballatea, denominata “Due Notizie” in due versioni.
Nella prima versione è Dio che non esiste, nella seconda è Zeus.
Comune ad entrambe le versioni è che il fatto che “non ne hai bisogno”.
Lavoro doppio quindi per Luca che si è assunto il compito di scrivere le strofe individuando e delineando con un testo musicale gli otto soggetti (quattro per ogni versione) destinatari della cattiva e della buona notizia.
E’ lo stesso Luca a spiegarci, qui di seguito, il criterio che ha usato per realizzare le due versioni.
Come nasce il testo di Due Notizie (Zeus version)
Ma cosa centrano dunque quattro personaggi mitologici come Achille, Elena, Ulisse e Cassandra, quali protagonisti delle strofe di Due Notizie in “versione Zeus”? E’ presto detto, perché anche nei miti greci la religione ha propagandato divinità non così eque…
Achille, protagonista della prima strofa (e, ovviamente, dell’Iliade di Omero), è l’essere semidivino che combatte e trionfa a capo delle truppe greche nella guerra di Troia, con ciò guadagnandosi l’aura del mito; in verità, il Pelide Achille è uomo arrogante, tronfio, sicuro di sé soltanto perché raccomandato e favorito da Zeus, e che grazie a tale ingiusto favoritismo si ritiene autorizzato a compiere in battaglia le peggiori efferatezze contro le ben più “umane” forze troiane, per ciò destinate ingiustamente a soccombere. In questo modo, nel poema omerico Zeus e gli dei mostrano tutta la loro iniquità, la crudeltà e la ridicola bassezza per la quale fanno che in loro nome Achille e i suoi spargano morte e distruzione per tutta la Grecia… Ma di fronte all’inesistenza di Zeus e di tutti gli altri dei, Achille avrebbe potuto comunque comportarsi in questo inumano modo?
Anche Elena, figlia di Zeus, donna dotata di una bellezza straordinaria e di un grande fascino, donatole da Afrodite perché avesse il potere di sedurre qualsiasi uomo, gode di un’aura mitologica in verità oscura e sinistra. In quanto figlia del signore degli dei, ella della divinità è un esempio vivente, l’ambasciatrice del messaggio divino: ma in lei questo messaggio è ben lungi dall’essere positivo, palesando invece tutta la sua ipocrita malvagità. Per Elena innumerevoli pretendenti scannano sé stessi e intere truppe, fino a scatenare un intero conflitto, la guerra di Troia; nel corso di essa la figlia di Zeus mantiene un atteggiamento ambiguo e contraddittorio, anche quando ciò provoca delitti e sofferenze, e infine, secondo diverse versioni dei miti greci, va’ incontro a una brutta fine, per aver causato la morte di tanti eroi sotto le mura di Troia.
Ulisse, il celeberrimo protagonista dell’Odissea, in buona parte se la va’ a cercare: per colpa del volere degli dei, e per la sua irrazionalità di volerli ascoltare, impiega più di dieci anni per tornare a Itaca dopo aver combattuto nella guerra di Troia, quando viceversa tutti gli altri eroi tornano a casa in tempi brevi. Plagiato nell’intelletto dalle innumerevoli assurdità divine, si ritrova a dover sostenere ulteriori disagi e sofferenze, mentre nuove tragedie si compiono per volere e in nome degli dei: Ulisse dimostra bene, insomma, come il voler seguire la parola divina porti a spegnere la ragione e dunque a ritrovarsi a vivere il dolore di un’esistenza travagliata! Eppure, se avesse conosciuto e canticchiato il ritornello di Due Notizie, probabilmente il suo ritorno a Itaca sarebbe stato assai più confortevole!
Cassandra infine, nella quarta strofa, è suo malgrado un ottimo esempio di come la misoginìa sia parte fondante di ogni teologia religiosa, oggi come nel passato. Corteggiata da Zeus (secondo altre versioni da Apollo) che per ingraziarsela le lascia il dono della profezia, Cassandra rifiuta di concedersi al dio, che per questo la punisce sputandole sulle labbra e così condannando le sue profezie a rimanere inascoltate… Per non aver ceduto alle lusinghe divine (e si noti quanto metaforica sia tale situazione…) Cassandra viene bollata, infamata, messa al bando dalla società nonostante essa conosca e possa annunciare la verità dei fatti: la sua “verità” disprezzata contro la falsità divina in versione misogina, un esempio ottimo e ben esplicativo, appunto, dell’essenza che da sempre ogni religione ha imposto, al tempo dei greci come (forse ancor più palesemente!) ai nostri giorni…
Anche tra i miti greci, dunque, è facile ritrovare tutta l’iniquità di un credo religioso imposto irrazionalmente, cioè facendo di una falsità un’intoccabile verità… In effetti, quanto i poemi omerici e gli altri testi di riferimento ci riportano non è molto diverso, nella sostanza, a quanto la dottrina religiosa contemporanea provoca: allora come oggi illusioni, ipocrisie, crudeltà, ingiustizie, malvagità, efferatezze, e tutto in nome di dio/dei… – ma con una differenza importante: che Zeus non esista, è una cosa che si può dire!…
> Per scaricare la base musicale del brano, senza il cantato, clicca QUI.
