Mi Sbattezzo!

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Mi Sbattezzo”, è la BallAtea che pubblichiamo in concomitanza alla Seconda Giornata Nazionale dello Sbattezzo, verso la quale può ben essere definita una celebrazione. Mi Sbattezzo! non vuole essere solo un invito allo sbattezzo per protestare contro l’ingerenza vaticana nella politica italiana, ma intende anche essere un preciso atto d’accusa nei confronti del pedobattesimo, e cioè della discutibile abitudine di somministrare il battesimo alla nascita, ovviamente all’insaputa dell’interessato/a (“mica m’hanno interpellato!“).

Non si tratta di una questione di poco conto, in quanto la Chiesa sostiene che il sigillo di appartenenza a Cristo è indelebile. In altre parole, l’aggregazione all’insaputa dell’interessato è intenzionalmente irreversibile, con tanti saluti alla libertà di coscienza e di religione che la Chiesa invoca per i suoi fedeli che vivono, ad esempio, nei paesi islamici. Inoltre, l’induzione e il mantenimento di questo “arruolamento involontario” è stata sostenuta per secoli con un meccanismo fraudolento, e cioè con la minaccia, rivelatasi fasulla o quantomeno opinabile, della pena eterna (all’inferno o al limbo) per i neonati morti senza essere stati battezzati.

Ebbene siamo del tutto convinti, e con Mi Sbattezzo! lo cantiamo a gran voce, che lo sbattezzo rappresenti il più significativo e concreto gesto di rifiuto della cultura della prevaricazione insita nel pedobattesimo, e che la pratica collettiva e pubblica dello sbattezzo (cioè l’adesione alla Giornata dello Sbattezzo) sia il mezzo ideale per consentire allo sbattezzo di esprimere tutta la sua dirompente potenzialità. Una potenzialità che è stata “condensata” da Luca nel testo la cui origine è di seguito esposta…

Come è nato il testo di “Mi Sbattezzo!”

Mi Sbattezzo! è una BallAtea che in maniera chiara e molto stimolante tratta di un argomento assolutamente “quotidiano” quale è quello dell’ingerenza della chiesa cattolica nella vita sociale, sia collettiva che – ciò più grave – personale. Il testo per un brano musicale del genere, dunque, non poteva esimersi dal mettere in versi la suddetta realtà quotidiana, tanto palese quanto poco considerata, identificando alcune figure esemplari della nostra società contemporanea (peculiarità, questa, che mantiene lo stile adottato anche per Due Notizie) di quell’assoggettamento al potere religioso cattolico che giusto dal battesimo ha principio fraudolento e antiliberale, come un “marchio” che la chiesa applica al libero cittadino per reclamarne poi la proprietà… Ecco dunque quattro strofe di sei versi, ognuna delle quali caratterizzata da un protagonista e da un relativo tema nel quale certamente molti si potranno ritrovare.

La prima strofa, in qualità di “apertura” del brano, evidenzia da subito tutta l’aberrante prepotenza alla base dell’atto, purtroppo comune, del battesimo, e come la chiesa già ritenga il neonato un “peccatore”, sottomettendolo così al rito battesimale. Nessuna libera scelta, nessuna richiesta preventiva, nessuna logica spiegazione: è una imposizione bieca, appunto, che in nulla si concilia con quel diritto alla libertà personale che per norma costituzionale e buon senso civile la nostra società dovrebbe garantire… E’ inevitabile sbattezzarsi, se veramente si ha a cuore la propria personale libertà!

Nella seconda strofa il tema è assai attuale e sentito: il totale divieto che la chiesa impone ai propri “fedeli” (battezzati) di ricevere un aiuto dalla scienza nel caso di impossibilità della coppia alla procreazione naturale. Divieto che è una condanna per molte donne e molti uomini, calata pretestuosamente da Dio per mano ben solerte e insensibile (nonché antiscientifica) della chiesa: altro che difesa della vita per i battezzati, dunque! Semmai una negazione di pietà e uno schiaffo al progresso del genere umano: dissociarsi da esso, attraverso lo sbattezzo, questo sì diviene un gesto di amore e di difesa della vita!

La terza strofa vuole chiaramente far presente come molte figure nella nostra società, proprio in forza della “bollatura battesimale” coatta, si ritrovano ad essere osteggiate quando non discriminate e perseguitate dalla chiesa per la sola colpa di essere sé stessi, di lavorare e agire per il bene di tutti (e non solo della fazione clericale) senza di contro causare danno alcuno, anzi! Lo scienziato con le proprie ricerche, la donna soltanto per essere tale, il gay per rivendicare una propria scelta di vita, sono solo tre tra le tante figure verso cui la chiesa punta l’indice, con un atteggiamento identico a quello in uso al tempo dell’inquisizione. In tali casi sbattezzarsi significa anche vivere nel presente e guardare al futuro, e non ricadere in un passato cupo e doloroso…

Nella quarta e ultima strofa, infine, il senso del testo di Mi Sbattezzo! si completa pragmaticamente ponendo al centro il singolo individuo, ovvero – potenzialmente – ognuno di noi: perché chiunque sia stato sottoposto al rito del battesimo e arruolato fraudolentemente tra i “fedeli” della chiesa cattolica ha subito un grave attentato alla propria libertà personale, come già affermato sopra, per il quale si ritrova ad essere considerato adepto del potere clericale, dei suoi dettami di natura dittatoriale, delle sue assurde e antistoriche prese di posizione e della grande ipocrisia di fondo che caratterizza la storia passata e presente della chiesa. Dunque sbattezzarsi dventa non solo un’affermazione di libertà personale – di azione, di pensiero, di vita – ma anche un atto di valenza sociale e culturale prezioso per l’intera civiltà, che in tale modo può essere più forte, ricca di valori e meno indifesa di fronte a chiunque la voglia assoggettare e padroneggiare.

> Per scaricare la base musicale del brano, senza il cantato, clicca QUI.

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