Glossario BallAtee

 

Lo Spunto Originario

Nel gennaio 2009, uno slogan sull’inesistenza di Dio ideato dall’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) per gli autobus di Genova, viene rifiutato dalla concessionaria della pubblicità perché ritenuto “offensivo” per i credenti.
Commentando la notizia su “La Repubblica” (14/01) Michele Serra denuncia la scandalosa mancanza di par-condicio:
L’esistenza di Dio – scrive – è un concetto iper-pubblicizzato dall’alba dei secoli, detto, scritto, dipinto, recitato, cantato e creduto da moltitudini infinite di uomini. Invece l’inesistenza di Dio, pur avendo identica liceità culturale e pure logica, riesce ancora oggi a suonare blasfema o provocatoria anche quando è la semplice enunciazione di un’idea”.

Il Canto

Eh già, il canto!
Ecco un mezzo di comunicazione antichissimo, che alleggerisce parole e concetti con la musica, per farli andare più lontano.
Certo, una canzone (come del resto uno slogan) non può vantare l’esaustività di un trattato, né tantomeno può soddisfare il “benaltrismo” di chi è sempre pronto a sottolineare che “ci vuole ben altro!”
Ma una canzone, proprio per la sua essenzialità, può certamente offrirsi come pretesto, facile e immediato, per parlare di miscredenza e dintorni.
Se la credenza ha usato per secoli il canto per indottrinare i suoi fedeli, la miscredenza, al contrario, può usare il canto per alimentare discussioni e, perché no, feconde polemiche

La BallAtea

Una canzone orecchiabile, tipo “ballad”, che parla di miscredenza può definirsi una “BallAtea” quando si sviluppa intorno a un ritornello che, come un tormentone, afferma e ribadisce l’enunciato-base dopo ogni strofa.
Una BallAtea può essere ispirata da uno slogan azzeccato, dalla lettura di un libro, ma può anche prendere spunto da fenomeni di costume o a fatti riconducibili all’antinomia credenza/miscredenza.
Giusto per darsi un po’ di arie la BallAtea osa attribuirsi una “funzione pontificia” intesa nel senso letterale del termine, cioè di “costruttore di ponti” fra diversi soggetti che. a vario titolo e con diverse prospettive, praticano visioni del mondo non religiose, e che non sempre trovano l’occasione (o la determinazione) per confrontarsi.

La Motivazione

Il progetto BallAtee è un progetto aperto che nasce su iniziativa di Filippo e Luca, due atei felicemente sbattezzati che vedono nella BallAtea una modalità di “fare” l’ateo.
Scrive Maria Turchetto direttore del bimestrale “L’Ateo” nel suo editoriale di esordio:
Io stessa, fino a qualche anno fa avevo uno slogan: sono atea, non faccio l’atea, ho altro da fare. E Invece ho cambiato idea, mi sono messa a fare l’atea a tutto spiano […]. Non possiamo acciambellarci nella sfera intima e privata della nostra libertà di coscienza finché la libertà non sarà davvero garantita nella sfera pubblica”.
Alla base del progetto BallAtee c’è la convinzione che sia importante favorire il coming out ateo, nella consapevolezza che la prima difesa della laicità delle istituzioni consista nel venire allo scoperto, denunciando come il ricorso alla fede ostacoli la collaborazione fra gli esseri umani.
Scrive in proposito Sam Harris nel suo libro “La fine della fede”:
Dovremmo deciderci ad ammettere che non si può trovare alcun fondamento reale per la tolleranza e la diversità religiosa nei canoni del cristianesimo, dell’islam, dell’ebraismo o delle altre fedi.
Ogni volta che le convinzioni aumentano in modo inversamente proporzionale alle loro giustificazioni, perdiamo il fondamento profondo della collaborazione fra gli uomini.
”.

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